“I Giovani e la politica: un rapporto da ricostruire”
Quando si parla dei giovani e del loro rapporto con la politica, il rischio più grande è quello di cadere nei soliti luoghi comuni: i giovani sono superficiali, senza valori ed hanno come interessi principali il divertimento in discoteca e la televisione.
Questo accade perché quasi sempre la politica, i sociologi e gli intellettuali in genere invece di farli parlare, parlano di loro, li studiano e li analizzano quasi fossero solo un fattore statistico.
Non è vero che i giovani non si impegnano e non hanno valori. L’esempio più eclatante è la loro attività nel volontariato (che vede coinvolti moltissimi giovani); altro esempio è dato dai recenti movimenti antiglobalizzazione (mi riferisco ovviamente a quelli che non usano la violenza e sono propositivi). Perché su questi temi si impegnano e in politica no? La risposta sta nel fatto che nel primo caso esiste la consapevolezza precisa di un nesso causa-effetto e, cioè, sapere che un impegno diretto produce una conseguenza concreta (aiutare un malato, assistere un anziano, fare servizio nelle ambulanze, aiutare i meno fortunati ecc.), nel secondo caso (la scelta politica) questo non avviene e anzi la percezione che essi hanno è che non serve a nulla e non produce alcun effetto concreto e positivo.
Per capire quali realmente siano i motivi che allontanano i giovani dalla politica cercherò di fare un ragionamento il più ampio possibile, partendo da quella che è la percezione di un quasi quarantenne che cerca di vivere il rapporto con i giovani in modo aperto e laico.
Alla domanda: “Perché non vi interessa la politica?” la prima risposta che i giovani, e purtroppo non soltanto questi ultimi, danno è che i politici sono tutti quanti uguali ed ancora, che chiunque venga eletto o governi, lo statu quo non cambia e neanche il rapporto tra i giovani, la società e la politica.
Di chi è la colpa? Non credo ci sia un unico responsabile ma, certamente, i giovani sono i meno colpevoli di tale situazione, a meno che non si voglia affrontare il problema come hanno fatto e continuano a fare molti intellettuali e, cioè, senza cercare in modo vero e laico un dialogo aperto con i giovani, ma contrapponendovi un atteggiamento quasi sempre pregiudiziale e chiuso e, certamente, non attraverso un confronto paritario.
Uno dei limiti dell’attuale politica è che ripropone un approccio ideologico sottovalutando il fatto che i giovani di oggi, non essendo appunto cresciuti su questo terreno non capiscono questo modo di affrontare i problemi – perché di fatto non fa parte del loro mondo - e, di conseguenza, lo rifiutano.
Credo che una buona parte di responsabilità di una siffatta situazione sia da attribuire alla politica, al suo linguaggio ormai vecchio e superato, al suo non affrontare argomenti che i giovani di oggi vivono e sentono a loro più vicini. Senza dubbio vi è stato, da parte della politica, un abbandono dei giovani: non si può pensare di rivolgere loro la propria attenzione soltanto in fase di campagna elettorale e, peraltro, ricorrendo ai soliti slogans. Al contrario, occorrerebbe dare risposte precise e concrete su quei temi che stanno più a cuore alle nuove generazioni: quali sono i luoghi in cui possono fare musica, teatro e socializzare, dove possono trovare studi di qualità che li preparino alla vita, alle professioni ed ai mestieri, per trovare “lavoro buono” e lavoro che renda più liberi per progettare il futuro.
Altro ostacolo alla partecipazione dei giovani alla vita politica è sicuramente il modello organizzativo sul quale la politica stessa si basa. Mi chiedo, a questo punto, quale spazio e quali opportunità abbia un giovane che si voglia interessare di politica negli attuali tradizionali partiti politici.
Altre responsabilità di questa disaffezione vanno sicuramente ritrovate nella massificazione prodotta dalla cultura televisiva, ormai diventata azione di controllo sui cittadini fatta a colpi di spot e nel nostro attuale modello di società che si basa sempre più sulla cultura dell’arrivismo esasperato e dell’individualismo nella sua forma più deteriore.
Credo che per interessare nuovamente i giovani alla politica sia necessario in primis cominciare ad ascoltarli, per cercare di capire quali siano le loro esigenze, le loro aspettative per poi cercare insieme a loro le risposte, senza preconcetti, in modo paritario. Se veramente vogliamo avvicinare di nuovo i giovani alla politica è necessario rimuovere quella fuorviante e ormai generalizzata idea che ci porta a vedere i loro interessi e la loro vita in toto come lontani dalla politica, spiegando loro, invece, che il loro vivere quotidiano viene condizionato sistematicamente dalle scelte politiche.
Questo è il compito della politica tutta e, in particolare modo, dello schieramento politico cui appartengo, il centrosinistra, che dovrebbe avere maggiormente a cuore questo tema. D'altronde, la sfida per la crescita democratica di un paese si basa sulla capacità di quest’ultimo di preparare e far crescere una nuova classe dirigente tra gli attuali giovani. Una nuova classe dirigente che sia moderna, preparata, consapevole e portatrice di tutti quei valori che hanno permesso al nostro paese di superare tante divisioni e tante difficoltà, portandolo ad essere una nazione moderna e democratica trainante per la costruzione di una nuova Europa.
Questo è il percorso che noi di “Insieme per l’Ulivo in Toscana” abbiamo intrapreso, prendendo le mosse dal recente incontro - dibattito titolato appunto “I Giovani e la politica: un rapporto da ricostruire” , rivolto ai giovani per i giovani. La sfida è quella di riportare la politica da un terreno prettamente ideologico (utile solo agli estremismi) o cinico, sul terreno degli ideali e dei valori veri. Valori di una società più solidale, consapevole e più attenta ai problemi reali quali ambiente, lavoro, socializzazione.
Ritenendo la formazione fondamentale per riformare la politica, penso che sia necessario e non più rinviabile fornire ai giovani interessati utili strumenti di crescita e valutazione ed è per questa ragione che lancio un invito alle forze politiche dell’Ulivo toscano per organizzare nella nostra Regione il primo corso di formazione politica per la nuova classe dirigente dell’Ulivo.
Concludo con un appello ai giovani: abbiate più coraggio, non arrendetevi e combattete con la forza delle vostre idee e proposte. Non fatevi rubare il vostro futuro dalla politica dominata dai machiavellismi e dalla rincorsa affannosa e senza scrupoli al potere, assumete pure voi la responsabilità di esserne attori principali e non solo comparse.
Giovanni Fittante
(Portavoce Regionale “Insieme per l’Ulivo in Toscana”)